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Biografia

GUIZZARO È nato a Monselice (1925) dove fin da bambino, con il padre s'è occupato della raccolta di erbe medicinali di cui con il tempo approfondisce la conoscenza e le proprietà terapeutiche.... piante per lui importanti e da cui trae suggerimenti anche per il suo impasto pittorico.

La passione per l’erboristica e la per pittura non gli ha impedito di dare il suo contributo di cittadino e di soldato negli anni inquieti della nostra storia. Proprio per questo suo operato, per la forza dei suoi ideali, per il suo grande amore per l'altro e per il valore della libertà è stato insignito di vari riconoscimenti tra cui la croce “al merito di guerra “ .

Il suo lungo percorso di pittore è caratterizzato da tele dove le linee e i colori giocano abilmente nel costruire ambienti di serena esistenza umana, popolare, contadina in composizioni di realismo sfumato di composte emozioni. I suoi oggetti sono carichi di un arcano linguaggio metaforico.

Non sono però mancati ai suoi pennelli i periodi sperimentali, un utilizzo di linee e di colori più sfumati ulteriormente esprimono l’animo sensibile dell’artista.

La dimensione artistica dei suoi quadri è atemporale.Leggi tutto...

 

CRITICA

 
E’ la stessa pittura dell’amico Guizzaro ch mi aiuta, “obbliga direi” a fare proprio per lui, per la sua opera, un discorso che comincerà “ da molto lontano”, se non da molto altro.

Da quando cioè un artista entrava ragazzo, e ne usciva appena aveva imparata a “camminare “ da solo, dai tempi veramente aurei delle botteghe d’arte , in quelle botteghe nelle quali per prima cosa l’artista futuro imparava a conoscere “i ferri” del mestiere e le regole della buona arte; oreficeria, pittura, scultura e magari architettura pura.

Poi si sa pure, venne il tempo dei Massimi, dei grandi Salons. L’epoca dei grandi “Tenori” (in pittura diciamo) che al vero semplice “modesto” mestiere “l’arte” sostituirono il pompierismo più gonfio.

E, col pompierismo più gonfio, l’organizzazione del mercato, del genio perché faceva con tanto rumore i più granqudroni che ben conosciamo, e che sono ricordati tutt’al più dai partiti della più inutile cronaca.

Forse che i tempi nostri sono più puliti e sani del tempo dei Massimi, dei Saloni? Dei Massimi, ricordati oramai per il nome di una fabbrica di colori? E liberiamo subito il discorso anche dal solo sospetto di partigianeria all’opposto! Cioè affermando che il buon mestiere “l’arte” basti per fare la buona pittura: fare poesia, come si dice....

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